Gli Stati Uniti hanno condotto una simulazione di guerra per valutare la caduta di Maduro

Nov 24, 2025 - 00:03
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Gli Stati Uniti hanno condotto una simulazione di guerra per valutare la caduta di Maduro

I funzionari statunitensi hanno condotto una simulazione di guerra per valutare ciò che la caduta del leader venezuelano Nicolas Maduro avrebbe potuto scatenare nel Paese. Lo ha rivelato al podcast “SpyTalk” Douglas Farah, consulente per la sicurezza nazionale specializzato in America Latina, che ha partecipato a diverse di queste esercitazioni mentre era membro della National Defense University, come riferisce il “New York Times”. Il rovesciamento di Maduro tramite colpo di Stato militare, sollevazione popolare o intervento militare statunitense, avrebbe frantumato il fragile governo autoritario del Venezuela e prodotto “caos per un periodo prolungato di tempo senza possibilità di porvi fine”, ha scritto Farah in un rapporto non classificato ai funzionari del Pentagono dopo un’esercitazione condotta nel 2019. I funzionari della Casa Bianca credevano, all’inizio del 2019, durante il primo mandato del presidente Donald Trump, che Maduro fosse vulnerabile, anche grazie alle proteste popolari che Washington ha incoraggiato. Trump valutò opzioni militari ma decise di non proseguire su quella strada, osservando poi con frustrazione mentre Maduro reprimeva le proteste. “Non avresti alcun comando e controllo sulle forze armate né una forza di polizia”, ha detto Farah. “Avresti saccheggi e caos.” Qualsiasi schieramento militare statunitense volto a stabilizzare il Paese richiederebbe probabilmente decine di migliaia di soldati, ha aggiunto. Queste conclusioni sono state confermate nel rapporto dell’organizzazione di ricerca indipendente “Crisis Group”, secondo cui un nuovo governo insediato a Caracas con il sostegno degli Stati Uniti e della regione potrebbe dover affrontare “un conflitto a bassa intensità potenzialmente prolungato”. “Molti alti ufficiali militari potrebbero opporsi al cambio di regime”, avverte il rapporto del Crisis Group. Anche se Maduro accettasse di trasferire il potere a un successore favorevole agli Stati Uniti, alcune forze di sicurezza potrebbero comunque ribellarsi “e persino condurre una guerra di tipo guerrigliero contro le nuove autorità”, afferma il rapporto. Intanto, il segretario alla Guerra degli Stati Uniti, Pete Hegseth, ha affermato che la decisione di Washington di classificare il Cartel de los Soles come organizzazione terroristica straniera offre al Pentagono nuovi strumenti d’azione contro il gruppo, che funzionari statunitensi ritengono guidato dal presidente venezuelano Maduro. In un’intervista all’emittente televisiva statunitense “One America News Network”, Hegseth ha detto che la classificazione, annunciata dal dipartimento di Stato e in vigore da lunedì, fornisce ulteriori strumenti per “garantire che il nostro emisfero non sia controllato da narco-terroristi o regimi illegittimi”. Secondo gli Stati Uniti, il Cartel de los Soles collabora con il Tren de Aragua, anch’esso inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche. Maduro nega ogni coinvolgimento e l’esistenza stessa dell’organizzazione, che secondo la stampa Usa, più che un’entità vera e propria, è una denominazione utilizzata per indicare il circolo di potere del presidente venezuelano. Hegseth ha definito proprio Maduro un “leader illegittimo” e ricordato che la ricompensa per informazioni utili alla sua cattura è stata portata a 50 milioni di dollari. Ha anche ribadito che l’amministrazione valuta un possibile ampliamento delle operazioni militari contro i cartelli, affermando che “nulla è escluso, ma nulla è automaticamente deciso”.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.