Libia: Bengasi respinge la nuova 'Autorità superiore delle presidenze' annunciata a Tripoli
Il governo con sede nell’Est della Libia ha dichiarato “nullo e privo di base costituzionale” l’organismo denominato “Autorità superiore delle presidenze”, annunciato ieri dal Consiglio presidenziale, dal Governo di unità nazionale e dall’Alto Consiglio di Stato. In una nota ufficiale, diffusa da Bengasi, l’esecutivo guidato dal premier Osama Hammad afferma che nessuno dei tre organi con sede nella capitale possiede l’autorità per creare nuovi organismi sovrani o per modificare la struttura della leadership statale. Secondo il testo, il riferimento normativo resta la Dichiarazione costituzionale e i suoi emendamenti, che attribuiscono alla Camera dei rappresentanti – il Parlamento eletto nel 2014 e oggi insediato a Bengasi – il potere esclusivo di istituire nuovi enti statali o apportare cambiamenti alla configurazione istituzionale. Il comunicato sottolinea che “qualsiasi autorità esecutiva o consultiva è priva di competenza” per creare organismi paralleli o concorrenti. L’esecutivo dell’Est della Libia “rigetta categoricamente” la nuova struttura, definendola “entità inesistente, priva di legittimità costituzionale e invalida dal momento del suo annuncio”. La presa di posizione conferma la profonda frattura politica e istituzionale tra le autorità della Tripolitania – che hanno presentato l’Autorità superiore delle presidenze come un meccanismo di coordinamento per superare la frammentazione – e quelle della Cirenaica, che la interpretano invece come un atto unilaterale e privo di fondamento giuridico. La contestazione arriva in un momento di acuta polarizzazione tra Est e Ovest, con la Libia divisa fra due governi rivali, un quadro istituzionale incerto e l’assenza di un processo politico condiviso. Ieri, il presidente del Consiglio presidenziale, il capo del Governo di unità nazionale e il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, rispettivamente Mohamed Menfi, Abdulhamid Dabaiba e Mohamed Takala, hanno annunciato che la nuova “Autorità superiore” dovrà definire una metodologia condivisa per la produzione delle decisioni, affrontare congiuntamente le sfide politiche, economiche e di sicurezza e contribuire alla formulazione di un messaggio istituzionale unitario capace di tutelare sovranità, integrità territoriale, coesione sociale e risorse nazionali. Il Consiglio presidenziale è un organo tripartito che riunisce rappresentanti di Ovest, Est e Sud della Libia e svolge le funzioni di capo di Stato e di comando supremo delle Forze armate. Sebbene riconosciuto dal Governo di unità nazionale con sede a Tripoli, l’organo non è più considerato legittimo dalla Camera dei rappresentanti dell’Est, che sostiene il comandante dell’Esercito nazionale libico (E), Khalifa Haftar, con quartier generale a Bengasi. L’Alto Consiglio di Stato, invece, è un organo consultivo con sede a Tripoli e che svolge le funzioni di “Senato” per controbilanciare la Camera “orientale”. La Libia rimane così divisa tra due poli istituzionali: da un lato il governo di Tripoli guidato da Dabaiba, riconosciuto dalle Nazioni Unite; dall’altro il governo parallelo insediato a Bengasi e appoggiato dall’Enl. Negli ultimi mesi, le forze guidate da Haftar hanno rafforzato il proprio arsenale grazie a forniture di origine russa e cinese e al supporto logistico degli Emirati Arabi Uniti. L’81enne leader della Cirenaica ha inoltre avviato un processo di successione interna, nominando i figli Saddam e Khaled rispettivamente vice comandante del Comando generale e capo di Stato maggiore dell’Enl. Sul piano internazionale, le Nazioni Unite, attraverso la rappresentante speciale Hanna Tetteh, hanno proposto una road map per giungere a elezioni nazionali entro 12-18 mesi, basata sulla definizione di un quadro elettorale condiviso, sull’unificazione delle istituzioni e su un dialogo partecipativo a livello nazionale. Il governo designato dal Parlamento dell’Est ha presentato una denuncia formale al segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, accusando la missione Unsmil di interferenze negli affari interni e di violazione della sovranità nazionale.
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