Iran, quanto costa la guerra al turismo

Mar 21, 2026 - 00:08
Mar 18, 2026 - 10:43
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Iran, quanto costa la guerra al turismo

Il conflitto in Medio Oriente sta producendo effetti immediati su uno dei principali snodi del traffico aereo globale, interrompendo una fase di crescita che, per i vettori del Golfo, era stata continua negli ultimi decenni con l’eccezione della parentesi pandemica. La chiusura dello spazio aereo e l’instabilità legata agli attacchi hanno determinato una riduzione drastica dell’operatività, incidendo sia sui flussi turistici sia sui viaggi d’affari.

I dati disponibili indicano un impatto esteso e trasversale. Dall’inizio delle ostilità, il 28 febbraio, sono stati cancellati oltre 58mila voli da e per il Medio Oriente, con circa sei milioni di passeggeri coinvolti. Gli hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi – che insieme movimentano oltre 140 milioni di passeggeri l’anno – risultano tra i più colpiti, con percentuali di cancellazione che superano in alcuni casi il 90%. In Italia, le tre principali compagnie del Golfo hanno cancellato 204 voli su 273 programmati nello stesso periodo, pari a oltre il 74%, con forti riduzioni sulle principali direttrici intercontinentali.

La contrazione non riguarda soltanto l’offerta ma anche la domanda. I collegamenti in arrivo dall’Europa e dagli Stati Uniti registrano tassi di riempimento degli aeromobili estremamente bassi, in alcuni casi tra il 5% e il 10%, ben al di sotto dei livelli fisiologici superiori all’80%. Anche sulle rotte transatlantiche si osservano cabine semivuote, mentre i voli in uscita dagli hub del Golfo mostrano una dinamica opposta, con un aumento della domanda legato alla necessità di lasciare l’area. Il risultato è una forte asimmetria nei flussi, che riduce l’efficienza operativa e aumenta i costi unitari per le compagnie.

Il calo dei voli è direttamente collegato a tre fattori principali. Il primo è la sicurezza: la chiusura o la limitazione dello spazio aereo obbliga a cancellazioni o a deviazioni più lunghe e costose. Il secondo è la riduzione della domanda internazionale, dovuta al rischio percepito dai passeggeri e alle restrizioni operative. Il terzo riguarda l’interruzione del modello di hub, che rappresenta il cuore del sistema dei vettori del Golfo: l’impossibilità di garantire connessioni fluide tra Europa, Asia e Oceania riduce drasticamente il valore competitivo di questi scali.

Le ricadute si estendono oltre il settore del trasporto aereo. Il turismo, sia leisure sia business, risulta sostanzialmente fermo nella regione, con effetti diretti su ospitalità, commercio e servizi. Paesi fortemente connessi al traffico via Golfo, come India e Australia, rischiano contraccolpi sui flussi turistici e sulle catene di viaggio a lungo raggio. Anche le filiere cargo possono subire rallentamenti, considerando il ruolo degli hub mediorientali nella logistica globale ad alto valore.

Sul piano competitivo, la crisi apre spazi per altri vettori. Compagnie europee e asiatiche stanno già rimodulando l’offerta, aumentando i collegamenti diretti verso Asia e Africa per intercettare una domanda che non può più transitare attraverso Dubai o Doha. Il riposizionamento di operatori come Lufthansa, British Airways o Turkish Airlines segnala un possibile riequilibrio temporaneo delle rotte intercontinentali.

Prima del conflitto le prospettive per il settore erano orientate a una crescita sostenuta. Secondo le stime della Iata, le compagnie del Golfo avrebbero dovuto raggiungere nel 2026 i livelli più elevati di redditività globale, con margini attorno al 9,3% e un profitto medio per passeggero superiore ai 28 dollari, nettamente sopra le medie internazionali. L’attuale contrazione mette in discussione queste previsioni, almeno nel breve periodo. La capacità di resistenza finanziaria dei vettori del Golfo resta un elemento rilevante. Il supporto pubblico e l’accesso facilitato alle risorse energetiche consentono di assorbire parte degli shock operativi.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.