'La Russia prepara una guerra dello spazio'. L’allarme di Regno Unito e Germania, i satelliti occidentali nel mirino
Lo spazio è un nuovo campo di battaglia, silenzioso ma cruciale, dove la Russia – e sempre più anche la Cina – mettono alla prova la sicurezza dell’Occidente. Germania e Regno Unito hanno lanciato l’allarme: satelliti russi sono stati avvistati più volte mentre 'pedinavano' assetti spaziali usati da forze armate e infrastrutture civili europee. “Le azioni della Russia, soprattutto nello spazio, rappresentano una minaccia fondamentale per tutti noi. Una minaccia che non possiamo più ignorare”, ha dichiarato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, parlando a una conferenza a Berlino. Il monito arriva dopo settimane di segnalazioni su casi di disturbo, interferenze e vere e proprie manovre di “stalking” orbitale. Secondo fonti della Difesa tedesca, due satelliti russi di ricognizione avrebbero seguito da vicino altrettanti satelliti della società americana Intelsat, utilizzati anche dalla Bundeswehr e da Paesi alleati. Pistorius ha annunciato un piano di investimenti plurimiliardario per rafforzare i programmi spaziali tedeschi, sottolineando come “Russia e Cina abbiano ampliato rapidamente le loro capacità di guerra spaziale negli ultimi anni: possono disturbare, accecare, manipolare o distruggere cineticamente i satelliti”. A Londra, l’allarme è condiviso. Il capo del Comando Spaziale britannico, generale Paul Tedman, ha spiegato che i satelliti russi “stanno inseguendo i nostri assetti in orbita e li disturbano su base settimanale”. Si tratta di un’azione portata avanti anche da terra, attraverso sofisticate infrastrutture per la guerra elettronica. Il contesto è quello di un confronto sempre più ibrido tra Mosca e l’Occidente, dopo l’invasione dell’Ucraina. Kiev accusa la Russia di utilizzare anche l’intelligence satellitare cinese per monitorare il campo di battaglia. Intanto, il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha ribadito la preoccupazione per i presunti piani di Mosca di sviluppare armi nucleari spaziali, capaci di disattivare o distruggere intere costellazioni satellitari. Il Cremlino respinge ogni accusa, ma il suo veto in Consiglio di Sicurezza dell’Onu a una risoluzione che vietava le armi nucleari nello spazio non è passato inosservato. Gli esperti spiegano che capire “chi fa cosa” nello spazio non è semplice. Le agenzie di difesa osservano posizione e traiettoria dei satelliti, cercando di dedurne gli intenti. “Se un satellite russo rimane a lungo vicino a uno europeo, è lecito supporre che stia spiando”, ha chiarito Clayton Swope, analista del Center for Strategic and International Studies di Washington. Secondo lui, alcuni satelliti russi hanno anche testato sistemi che “somigliano ad armi e hanno sparato proiettili”. La minaccia, comunque, non è nuova. Già nel 2015 gli Stati Uniti avevano denunciato movimenti “misteriosi” di satelliti russi attorno a orbite commerciali. Francia e Italia avevano segnalato episodi analoghi nel 2017, dopo il lancio congiunto di un satellite spia europeo. Oggi, però, la dimensione del rischio è cambiata. “Va letta nel contesto dell’Ucraina e delle continue violazioni dello spazio aereo Nato”, spiega Juliana Suess dell’Istituto tedesco per gli Affari Internazionali e di Sicurezza. La Cina, dal canto suo, rappresenta una sfida parallela e più ampia. I suoi satelliti eseguono manovre ad altissima precisione, talvolta dotati di bracci robotici capaci di spostare altri satelliti in orbita. “È una potenza spaziale con molte più risorse della Russia”, nota Suess. La risposta europea tenta di recuperare terreno. Berlino destinerà fino a 35 miliardi di euro ai programmi spaziali nei prossimi cinque anni, con 1,9 miliardi già previsti nel 2025. Anche Londra ha annunciato nuove misure di protezione e test di sensori per rilevare minacce laser. Ma secondo il think tank Chatham House “serve un investimento ancora maggiore per evitare di restare indietro”. La Nato, che dal 2019 considera lo spazio un “dominio operativo”, ha esteso anche lì il principio dell’articolo 5: un attacco a un satellite di un membro potrebbe scatenare una risposta collettiva. Dietro le parole e i numeri, emerge un dato politico: la competizione spaziale non è più una corsa simbolica, ma un confronto strategico per il controllo dell’informazione, della difesa e delle infrastrutture digitali globali.
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