La Tanzania respinge le norme africane sul mercato di sementi

Sep 9, 2026 - 00:32
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La Tanzania respinge le norme africane sul mercato di sementi

La Tanzania dice no alla legge avanzata dalla Comunità economica dei Paesi dell’Africa orientale (Eac), che punta a regolamentare le sementi tramite l’istituzione di un mercato comune, nella convinzione che sia una mossa che andrebbe a ledere i diritti dei piccoli agricoltori. In particolare, il testo “Sulle varietà di sementi e piante 2025” così disegnato non garantirebbe la protezione della varietà che le comunità native posseggono e usano storicamente in agricoltura, così come il loro metodi tradizionali di conservazione e scambio. La proposta dunque che arriva dall’ottavo Paese membro dell’Eac è di “rivedere la legge”, rimettendo al centro le “risorse genetiche” di sementi e piante. Le osservazioni sono state rese alla Commissione Agricoltura, turismo e risorse naturali dell’Assemblea legislativa dell’Eac, che a fine agosto si è riunita per tenere delle audizioni pubbliche sul disegno di legge. L’obiettivo di questa norma, come riferisce l’Eac in una nota, è “colmare le lacune nei sistemi nazionali di regolamentazione delle sementi, facilitarne il commercio transfrontaliero, rafforzarne i meccanismi di garanzia della qualità e migliorare l’accesso degli agricoltori a sementi di qualità, certificate e resistenti ai cambiamenti climatici in tutta la regione”. Agli incontri hanno preso parte i membri della Commissione provenienti dagli otto Stati membri dell’Eac, insieme “a ministeri e agenzie governative, associazioni del settore privato, organizzazioni di agricoltori, selezionatori di piante, autorità di regolamentazione e certificazione delle sementi, istituti di ricerca e accademici e organizzazioni della società civile”. In questo contesto la Tanzania si è detta convinta che il vulnus contenuto nell’impianto della normativa consista nel dare la priorità alle sementi commerciali, riservando agli agricoltori il mero ruolo di consumatori o commercianti, allorché andrebbero visti come dei custodi. Più in generale la norma attuale non soddisfa perché non darebbe adeguato ed equo spazio alla varietà di sementi possedute dai piccoli agricoltori e dalle loro pratiche tradizionali. Imprenditori, esponenti di categoria e organismi della società civile hanno concordato sul fatto che tutelare le varietà non significa solo difendere le tradizioni, ma anche tutelare la grande varietà di sementi, insieme alla sicurezza alimentare e e alla resilienza dei sistemi agricoli. Negli ultimi decenni il controllo delle sementi è passato sempre più in mano a poche grande aziende, suscitando l’allarme delle associazioni di agricoltori, ambientaliste e della società civile, convinte che chiami in ballo temi quali la democrazia, la salute alimentare, la difesa della biodiversità e i diritti umani.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.