Libia: l’operazione Irini si prepara ad entrare in una nuova fase politica e operativa
La missione aero-navale europea Irini si prepara a entrare in una nuova fase operativa e politica dopo la scadenza, il 25 maggio, di una parte del quadro giuridico delle Nazioni Unite che autorizza le ispezioni marittime legate all’embargo sulle armi verso la Libia. La questione è stata rilanciata negli ultimi giorni da diversi media internazionali, dal quotidiano greco “Kathimerini” fino al portale “Libya Review”, mentre in Italia il tema è stato affrontato anche da “Il Foglio”, che ha parlato di un progressivo “svuotamento” dell’operazione europea sul dossier libico. Secondo quanto riferito da “Kathimerini”, Grecia e Francia – Paesi che nel 2016 avevano promosso la risoluzione Onu 2292 sulle ispezioni navali – avrebbero deciso di non chiedere il rinnovo annuale del mandato, anche per evitare possibili tensioni al Consiglio di Sicurezza e il rischio di un veto da parte di alcuni membri permanenti. La missione, tuttavia, continuerà a operare regolarmente come missione europea. Sul piano tecnico, il quadro è più articolato di quanto emerso nel dibattito pubblico. Il 25 novembre 2025 il Consiglio di Sicurezza aveva infatti rinnovato per sei mesi, attraverso la risoluzione 2804, il regime di ispezioni relativo all’embargo sulle armi verso la Libia previsto dalla risoluzione 2292 del 2016. Separatamente, il 14 aprile scorso, la risoluzione 2819 aveva prorogato fino al primo agosto il quadro giuridico relativo alle attività di contrasto al traffico illecito di prodotti petroliferi, sulla base della precedente risoluzione 2146 del 2014. Si tratta di due piani distinti, spesso sovrapposti nel dibattito mediatico. Irini nasce infatti come missione europea di sicurezza marittima focalizzata principalmente sull’attuazione dell’embargo sulle armi verso la Libia, principale obiettivo definito dopo la Conferenza di Berlino del 2020. Fin dalla sua creazione, tuttavia, la missione ha affiancato al “core task” relativo all’embargo anche una serie di compiti secondari, tra cui il monitoraggio del traffico illecito di prodotti petroliferi, la raccolta di informazioni sulle reti di traffico di esseri umani, il rafforzamento delle capacità delle autorità marittime libiche e il miglioramento della “maritime situational awareness” nel Mediterraneo centrale. Negli ultimi anni, anche alla luce della guerra in Ucraina e della crescente attenzione europea alla sicurezza energetica e marittima, queste componenti hanno progressivamente assunto un peso operativo e strategico crescente all’interno della missione.
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