Ue-Balcani: il nodo dell’ambasciatore in Kosovo pesa sul summit del 5 giugno
Il summit tra Unione europea e Balcani occidentali del 5 giugno a Tivat, in Montenegro, si svolgerà in una fase delicata per gli equilibri interni della diplomazia europea, con diversi dossier aperti che riguardano sia il processo di allargamento sia le nomine strategiche all’interno del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae). Tra questi, resta ancora irrisolta la questione della guida dell’ufficio Ue in Kosovo, una delle posizioni più sensibili dell’intera architettura diplomatica europea nei Balcani. Come anticipato da “Agenzia Nova” lo scorso aprile, la sede Ue a Pristina resterà temporaneamente senza un capo definitivo, in attesa di una decisione politica che richiede il via libera dell’Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Kaja Kallas, oltre all’approvazione degli Stati membri. La partita è particolarmente rilevante anche per l’Italia: il Kosovo rappresenta infatti uno dei principali teatri della presenza politico-diplomatica italiana nei Balcani occidentali, sia per il ruolo svolto da Roma all’interno della missione Nato Kfor sia per il peso esercitato nel dialogo tra Belgrado e Pristina e nel più ampio processo di integrazione europea della regione. Secondo quanto risulta a “Nova”, nella fase finale della selezione erano rimasti in corsa un diplomatico sloveno considerato vicino agli ambienti della Commissione europea e un alto funzionario italiano con lunga esperienza nei Balcani e nei teatri di crisi del Mediterraneo. Sempre secondo quanto appreso da “Nova”, il candidato sloveno non avrebbe però superato la valutazione psicologica prevista dalla procedura di selezione, ultimo passaggio affidato a una struttura esterna indipendente. A quel punto, invece di procedere con la nomina dell’altro candidato rimasto in corsa, il processo sarebbe stato interamente annullato e successivamente riaperto, una procedura decisamente inconsueta. La vicenda va letta anche alla luce delle tensioni sugli equilibri geografici interni al Seae. Alcuni Stati membri ritengono infatti che l’Italia disponga già di una presenza significativa nei Balcani occidentali attraverso altri incarichi di alto livello legati alle missioni europee nella regione, in particolare in Bosnia Erzegovina dove sia il rappresentante dell’Ue, sia il capo della missione militare Eufor Althea sono italiani. Al tempo stesso, il Kosovo rappresenta un dossier particolarmente sensibile sul piano politico e strategico per l’Italia, soprattutto in una fase in cui Bruxelles cerca di rafforzare la propria credibilità nei Balcani occidentali. Proprio per questo, la decisione di annullare e riaprire l’intera procedura dopo l’esito negativo della valutazione finale del candidato inizialmente favorito viene osservata con attenzione in diversi ambienti europei, anche per le possibili implicazioni sul piano della trasparenza e della credibilità dei processi interni di selezione. Il tema si inserisce inoltre in un contesto più ampio di tensioni che negli ultimi anni hanno attraversato il Seae, tra accuse di eccessiva politicizzazione delle nomine, scontri tra diverse sensibilità interne e controversie che hanno coinvolto anche figure di primo piano della diplomazia europea. D’altronde, a quanto appreso da “Nova”, tensioni emersero anche per la nomina di Belén Martinez Carbonell alla segreteria generale del Seae nel febbraio 2025: la politica spagnola, fortemente voluta da Kallas per quest’incarico – sebbene in contrapposizione con i desiderata di Madrid – ora sarebbe in procinto di essere rimossa a favore di un funzionario estone, la stessa nazionalità dell’Alta rappresentante. Del resto, il tema degli equilibri nazionali continua a pesare in modo significativo nella distribuzione degli incarichi, soprattutto nei dossier considerati più sensibili sul piano geopolitico. Il tema potrebbe emergere indirettamente anche durante il summit del 5 giugno, nel quale i leader europei discuteranno non soltanto di allargamento, ma anche della crescente competizione geopolitica nella regione. L’Unione europea osserva con attenzione il rafforzamento dell’influenza di Russia, Cina, Turchia e Paesi del Golfo nei Balcani occidentali, in un momento in cui Bruxelles punta a riaffermare il proprio ruolo politico e strategico. Per l’Italia, inoltre, il Kosovo e più in generale i Balcani occidentali rappresentano uno spazio strategico vitale sul piano politico, militare e diplomatico. Proprio per questo, a Roma si osserva con attenzione una vicenda che rischia di trasformarsi nell’ennesimo tentativo di torcere il braccio all’Italia in una delle aree considerate storicamente più sensibili per i propri interessi strategici.
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