Nel nord del Mozambico la crisi umanitaria è senza fine

Lug 29, 2026 - 00:21
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Nel nord del Mozambico la crisi umanitaria è senza fine

Il conflitto armato nel nord del Mozambico continua ad aggravare una delle crisi umanitarie più gravi dell’Africa. È quanto emerge dall’ultimo Mozambique: Humanitarian Snapshot dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), secondo cui il protrarsi delle violenze nella provincia di Cabo Delgado ha provocato un nuovo aumento degli sfollamenti interni nel secondo trimestre del 2026, mentre le organizzazioni umanitarie denunciano un grave deficit di finanziamenti che rischia di compromettere gli interventi di assistenza. Secondo il rapporto, nel solo mese di giugno oltre 12.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni, portando a più di 26.000 il numero complessivo dei nuovi sfollati registrati dall’inizio dell’anno. Donne e bambini rappresentano quasi l’80% delle persone costrette alla fuga, mentre gli operatori umanitari segnalano un aumento della separazione dei nuclei familiari, dei casi di violenza di genere, della perdita di documenti personali e dei traumi psicologici causati dai continui spostamenti della popolazione. Complessivamente, circa 1,1 milioni di persone nel nord del Mozambico necessitano di assistenza umanitaria urgente. Di queste, quasi 919.000 vivono nella sola provincia di Cabo Delgado, che continua a essere l’epicentro dell’insurrezione jihadista iniziata nell’ottobre 2017. Negli ultimi anni le forze governative, sostenute dai militari ruandesi e da contingenti dei Paesi dell’Africa australe, hanno riconquistato diversi centri abitati, ma gli attacchi dei gruppi affiliati allo Stato islamico nell’Africa centrale (Iscap) proseguono con incursioni contro villaggi e aree rurali, alimentando nuovi sfollamenti e rendendo estremamente difficile il ritorno delle famiglie nelle proprie comunità. Il documento evidenzia inoltre come la crisi umanitaria sia aggravata da altri fattori. Le inondazioni che hanno colpito il Paese nei primi mesi del 2026, il rischio di epidemie e la prospettiva di nuovi episodi di siccità stanno aumentando la vulnerabilità delle comunità locali, già provate dal conflitto. I continui movimenti della popolazione esercitano inoltre una pressione crescente sulle limitate risorse disponibili nelle aree di accoglienza, complicando ulteriormente il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Nonostante gli sforzi delle agenzie delle Nazioni Unite e delle organizzazioni non governative, la risposta umanitaria continua a essere ostacolata dalla scarsità di fondi. Il Piano di risposta umanitaria 2026 richiede 348 milioni di dollari per assistere la popolazione colpita dal conflitto, ma a metà anno erano stati raccolti soltanto 116 milioni di dollari, pari al 34% del fabbisogno. Questa carenza ha determinato forti squilibri tra i diversi settori dell’assistenza: mentre acqua, servizi igienico-sanitari e igiene risultano finanziati al 61%, la sanità al 50% i rifugi al 48%, comparti essenziali come istruzione, nutrizione e sicurezza alimentare restano gravemente sottofinanziati, rispettivamente all’8, all’11 e al 21%. Secondo l’Ocha, senza un rapido aumento dei contributi internazionali decine di migliaia di famiglie rischiano di perdere l’accesso ai servizi essenziali, dall’assistenza sanitaria agli aiuti alimentari, fino ai programmi di protezione e istruzione. Per questo il rapporto rinnova l’appello ai donatori affinché mobilitino nuove risorse finanziarie e consentano di proseguire gli interventi salvavita nel nord del Mozambico, dove la combinazione tra conflitto, eventi climatici estremi e fragilità economica continua ad alimentare una crisi umanitaria di lunga durata.

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Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.