Onu, record di bambini vittime delle guerre: per la prima volta i governi sono i principali responsabili

Giu 19, 2026 - 00:08
 0  32
Onu, record di bambini vittime delle guerre: per la prima volta i governi sono i principali responsabili

Il 2025 è stato uno degli anni più bui mai registrati per i bambini coinvolti nei conflitti armati. Per la prima volta da quando le Nazioni Unite hanno iniziato a monitorare sistematicamente le violazioni contro i minori nelle guerre, le forze governative sono risultate essere i principali responsabili degli abusi. È il dato più allarmante contenuto nel nuovo rapporto annuale del Segretario Generale dell’ONU sui Bambini e i Conflitti Armati, presentato a New York dalla Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite per i Bambini e i Conflitti Armati, Vanessa Frazier.

Secondo i dati verificati dalle Nazioni Unite, nel 2025 sono state registrate 38.558 gravi violazioni contro i bambini, il numero più alto dall’istituzione del mandato ONU trent’anni fa. In totale, 24.174 minori sono stati direttamente colpiti da uccisioni, mutilazioni, reclutamento forzato, rapimenti, violenze sessuali, attacchi contro scuole e ospedali e negazione degli aiuti umanitari. Un terzo delle vittime erano bambine.

“Il 2025 è stato senza dubbio uno dei capitoli più oscuri per la protezione dei bambini da quando è iniziato il monitoraggio”, ha dichiarato Frazier. “Quando gli Stati, sui quali ricade l’obbligo di proteggere i bambini, contribuiscono invece alla loro sofferenza, questo segnala una più profonda erosione del rispetto del diritto internazionale”.

Per la diplomatica maltese, il fatto che le forze governative abbiano superato gruppi armati e organizzazioni non statali come principali autori di violazioni rappresenta un segnale particolarmente inquietante. Il rapporto collega questa tendenza all’intensificarsi delle ostilità, all’uso crescente di armi esplosive in aree densamente popolate e persino all’integrazione sempre più diffusa dell’intelligenza artificiale nei processi di individuazione dei bersagli militari.

I territori palestinesi occupati e Israele, la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Myanmar e la Somalia risultano essere i contesti con il maggior numero di violazioni documentate. Tra le violazioni più frequenti figurano le uccisioni e le mutilazioni. Nel solo 2025 sono stati verificati 6.266 casi di bambini uccisi e 7.958 casi di bambini feriti o mutilati, con un aumento del 34% delle uccisioni rispetto all’anno precedente. Seguono la negazione dell’accesso umanitario e il reclutamento forzato di minori da parte di gruppi armati e forze combattenti.

“Interi quartieri un tempo sicuri sono stati trasformati in linee del fronte da bombardamenti incessanti”, ha denunciato Frazier. “La maggior parte delle vittime infantili nelle zone di guerra è stata causata dall’uso di ordigni esplosivi: un tributo tanto scioccante quanto prevenibile”.

Particolarmente preoccupante è anche la situazione dei bambini detenuti per presunti legami con gruppi armati. Nel 2025 ne sono stati registrati 1.667. Secondo Frazier questi minori devono essere considerati prima di tutto vittime e non criminali, privilegiando programmi di reintegrazione piuttosto che la detenzione. Nonostante il quadro drammatico, il rapporto segnala anche alcuni elementi positivi.

Nel corso del 2025 oltre 13.000 bambini precedentemente associati a forze armate o gruppi combattenti hanno ricevuto assistenza e programmi di reintegrazione, mentre in Paesi come Somalia, Ucraina e Colombia sono stati raggiunti nuovi accordi per migliorare la protezione dei minori. A trent’anni dalla creazione del mandato ONU sui bambini nei conflitti armati, Frazier ha rivolto un appello diretto ai governi del mondo. “Le parole non bastano più”, ha affermato. “Proteggere i bambini non è un’aspirazione: è un obbligo”.

Qual è la tua reazione a questa notizia?

like

dislike

love

funny

angry

sad

wow

Redazione Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il primo pezzo, da album dei ricordi, l'ho scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti televisive e radiofoniche come Telenord, Canale 7, Tele Cupole, Tele Gallinara, TeleRiviera, Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure e Radio Valle Belbo. E' direttore di Radiocom.tv, la testata giornalistica della radio degli italiani nel mondo.