Sangue, oro e coltan: il sistema che svuota la Repubblica Democratica del Congo
Un saccheggio sistematico e strutturato che svuota le risorse della Repubblica Democratica del Congo per alimentare le economie dei Paesi vicini e finanziare i gruppi armati che insanguinano la regione. È la fotografia impietosa scattata dall’ultimo rapporto del Gruppo di esperti delle Nazioni Unite presentato al Consiglio di sicurezza a giugno 2026. Il documento svela una fitta rete di contrabbando che si muove su due binari paralleli: da una parte l’oro dell’Ituri che sparisce verso l’Uganda, dall’altra i minerali critici come coltan e cassiterite che, sotto il controllo dei ribelli dell’M23, vengono riciclati direttamente sul mercato ufficiale del Ruanda attraverso società di facciata. La maggior parte della produzione d’oro del territorio di Djugu, nella provincia congolese dell’Ituri continua a non essere dichiarata e a essere contrabbandata fuori dal Paese, principalmente verso l’Uganda. Da novembre 2025 a maggio 2026 erano operativi due grandi siti di estrazione alluvionale semi-meccanizzata. La loro espansione ha coinciso con un aumento di 14 tonnellate nelle esportazioni di oro ugandese nel 2025, a fronte di appena 559 chilogrammi ufficialmente esportati dall’Ituri nello stesso anno. Di questa quota minima, 226 kg provenivano da operazioni semi-meccanizzate a Mambasa, mentre 292 kg sono stati esportati dalla Drc Gold Trading, che ha tuttavia negato di rifornirsi dalle cooperative di Djugu. Gli esperti descrivono «modelli ben documentati di contrabbando strutturale di oro dall’Ituri all’Uganda», un quadro che persiste «nonostante gli impegni assunti dalle compagnie per regolarizzare le operazioni e pagare le tasse allo Stato». Il primo sito citato nel rapporto si trova sulle rive del fiume Shari, tra Mabanga e Nizi. Le stime minime di produzione tra marzo 2024 e marzo 2026 variano da tre a otto tonnellate d’oro, per un valore compreso tra i 300 e gli 800 milioni di dollari (in base ai prezzi medi del 2025). Le immagini satellitari hanno inoltre rivelato un aumento dell’attività mineraria di circa il 50% nel solo 2025. Il secondo sito si trova a circa 25 chilometri a nord-ovest di Mongbwalu, lungo gli affluenti del fiume Ituri, nei pressi di Yedi. Dall’inizio del 2025, un’area di circa 12,5 chilometri quadrati è stata intensamente sfruttata. Anche secondo stime molto prudenti, la produzione cumulativa di oro da inizio 2025 avrebbe superato le due tonnellate.
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