Sudan: appelli alla pace per l’Eid al Adha, ma entrambe le parti preparano una nuova escalation
Il presidente del Consiglio di transizione e comandante in capo delle Forze armate sudanesi (Saf), il generale Abdel Fattah Al Burhan, ha annunciato in occasione dell’Eid al-Adha l’avvio di preparativi per un dialogo politico inclusivo da tenersi in Sudan, ma sul terreno entrambe le parti in conflitto continuano ad ammassare truppe in vista di una nuova escalation nel Kordofan e nel Nilo Azzurro. Al Burhan ha dichiarato che “il governo sudanese fornirà tutto il necessario per il successo di questo dialogo”, limitando la partecipazione a quelli che ha definito “portatori del dolore” e respingendo conferenze e dialoghi nelle capitali straniere, nonché l’imposizione di soluzioni o diktat di natura ideologica o subordinati agli interessi di paesi stranieri. Il generale ha inoltre annunciato l’impegno del governo a dare attuazione agli esiti del dialogo. Il discorso del comandante delle Forze di supporto rapido (Rsf), Mohamed Hamdan Dagalo, si è invece incentrato sull’idea di costruire un nuovo esercito in sostituzione delle forze armate sudanesi e di rifondare lo Stato sulla base dei principi di giustizia e di uguaglianza. Dagalo non ha però formulato alcuna proposta concreta di dialogo o cessate il fuoco, pronunciando piuttosto un discorso orientato al consolidamento del fronte interno, alla prosecuzione della guerra e alla fornitura di servizi essenziali ai cittadini attraverso quello che definisce il “governo della pace”. Nei giorni precedenti l’Eid, le forze della Dichiarazione dei principi si sono riunite nella capitale del Kenya Nairobi, adottando una tabella di marcia che prevede tre fasi successive: un percorso umanitario, il cessate il fuoco e infine il processo politico. Per costruire la fiducia, il documento indica che il processo politico deve essere preceduto da misure di preparazione del clima, tra cui il coinvolgimento dei meccanismi di mediazione regionali e internazionali in un dialogo serio con le forze contrarie alla guerra, la priorità assoluta alla gestione della catastrofe umanitaria, la liberazione dei detenuti e dei prigionieri, l’apertura di corridoi umanitari sicuri e la garanzia di un monitoraggio regionale, internazionale e onusiano sulla tregua umanitaria. Il documento ha individuato tre gruppi principali come parti del processo politico — le forze schierate con le Saf, quelle schierate con le Rsf e le forze contrarie alla guerra — escludendo esplicitamente la partecipazione dei vertici del Congresso nazionale e del Movimento islamico. Nonostante l’assenza di una visione chiara, molti sudanesi dentro e fuori il Paese continuano a sperare in una pace che ponga fine alle sofferenze. Tuttavia, le principali parti in conflitto continuano ad ammassare truppe e a pianificare una nuova escalation militare nel Kordofan e nel Nilo Azzurro. In questo scenario, sui social network circolano video delle Rsf che mostrano nuovi blindati e veicoli da combattimento equipaggiati con diversi tipi di armamento.
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