Il Sudan denuncia all’Onu gli Emirati per reclutamento di mercenari colombiani nel Darfur
La giunta al potere in Sudan ha presentato una denuncia formale al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, accusando gli Emirati Arabi Uniti di intervento diretto nella guerra in corso nel Paese, tramite il reclutamento, finanziamento e schieramento di centinaia di mercenari colombiani per combattere a fianco delle Forze di supporto rapido (Rsf) ribelli. Lo riferisce “Sudan Tribune” affermando di aver consultato una copia della denuncia presentata da Khartum. La denuncia è stata fatta circolare tra i membri del Consiglio dall’ambasciatore sudcoreano Kim Sangjin, che per il mese di settembre riveste il ruolo di presidente del Consiglio di Sicurezza. La denuncia ufficiale consiste in una lettera di sei pagine del Rappresentante permanente del Sudan, Al Harith Idriss al Harith, accompagnata da 13 allegati contenenti presunte prove contro Abu Dhabi. La lettera afferma che l’intervento emiratino nel conflitto costituisce una “grave violazione della sovranità del Sudan” e una “minaccia diretta alla pace e alla sicurezza regionale”. Definendo gli Emirati Arabi Uniti “l’architetto diabolico della tragedia sudanese” e la “mente di quella macchina da guerra”, il Sudan ha esortato il Consiglio di Sicurezza a indagare sulla questione, a chiamare a rispondere tutti gli attori responsabili e a designare le Rsf come gruppo terroristico. La giunta ha quindi chiesto che la lettera e i suoi allegati vengano distribuiti come documento ufficiale del Consiglio di Sicurezza. Secondo la denuncia di Khartum, tra 350 e 380 mercenari colombiani, per lo più ex militari in pensione, sono stati reclutati tramite agenzie di sicurezza private con sede negli Emirati Arabi Uniti. La denuncia cita esplicitamente il Global Security Services Group (Gssg), presieduto dal cittadino emiratino Mohammed Hamdan Al-Zaabi, e l’International Services Agency (A4Si), realtà co-fondata dal colonnello colombiano in pensione Álvaro Quijano, che presumibilmente opera da Al Ain, negli Emirati Arabi Uniti. Molti degli ex militari sarebbero stati indotti a credere che avrebbero lavorato in ruoli di sicurezza, ma sono stati invece inviati in Sudan. Il documento descrive dettagliatamente il percorso logistico dei mercenari, che sarebbero stati trasportati in aereo dagli Emirati Arabi Uniti alla Somalia e poi a Bengasi, in Libia, con l’assistenza di ufficiali alleati del generale Khalifa Haftar, prima di essere trasferiti via terra attraverso il Ciad in Sudan. Il Sudan sostiene che tra novembre 2024 e febbraio 2025, aerei noleggiati dagli Emirati Arabi Uniti abbiano operato 248 voli per contrabbandare mercenari ed equipaggiamento militare nelle aree controllate dalle Rsf, tra cui Nyala, El Fasher e Hamrat al Sheikh. La lettera accusa i mercenari di aver partecipato a battaglie in prima linea in diverse regioni, tra cui quelle di Khartum, Omdurman e all’assedio tuttora in corso di El Fasher, città ritenuta strategica e capitale del Darfur settentrionale. I loro ruoli – è la denuncia della giunta sudanese – includevano presumibilmente l’impiego di droni, artiglieria e veicoli blindati delle Rsf e la loro presenza è stata confermata da filmati diffusi dall’esercito sudanese. In un incidente grave, l’esercito ha affermato di aver distrutto un aereo degli Emirati Arabi Uniti che trasportava mercenari in Darfur, uccidendone decine. Tra le accuse particolarmente gravi contenute nel rapporto figurano l’uso di armi proibite da parte dei mercenari e l’addestramento di bambini soldato. La denuncia fa riferimento a un ordine operativo di 18 pagine, redatto in spagnolo e datato 1 dicembre 2024, che presumibilmente specifica l’uso di munizioni al fosforo bianco da parte del battaglione “Lupi del Deserto” a El Fasher, armi incendiarie il cui uso in aree civili è vietato dal diritto internazionale umanitario. Il documento contiene anche prove fotografiche che mostrano mercenari che addestrano bambini soldato. Il governo sudanese sostiene che le azioni dei mercenari hanno portato a “gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani”, citando l’uccisione di 73 civili tra il 22 gennaio e l’11 febbraio 2025. La denuncia accusa inoltre gli Emirati Arabi Uniti di utilizzare le proprie reti logistiche per contrabbandare le risorse naturali del Sudan, tra cui oro e gomma arabica. Nella denuncia la giunta sudanese osserva anche che i principali media della Colombia hanno ampiamente riportato il reclutamento e che la pratica è stata pubblicamente condannata dal presidente Gustavo Petro, che ha confermato la morte di almeno 40 mercenari colombiani in Sudan. Lo scorso 4 agosto il quotidiano colombiano “La Silla Vacia” ha pubblicato dettagli sui mercenari colombiani che presumibilmente combattono al fianco delle Rsf in Darfur, sostenendo che oltre 300 ex soldati colombiani sono arrivati in Sudan per rinforzare le milizie guidate dal generale Mohamed Hamdan Dagalo nell’operazione “Lupi del deserto”. Il primo ministro sudanese ha lanciato un appello pubblico in spagnolo, chiedendo di fermare il reclutamento di mercenari. Gli Emirati Arabi Uniti hanno negato le accuse di aver fornito supporto militare a fazioni in guerra in Sudan.
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