Via dal Washington Post la pubblicità anti Musk

Feb 19, 2025 - 07:08
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Via dal Washington Post la pubblicità anti Musk

Il Washington Post ha cancellato le pagine pubblicitarie acquistate da un'organizzazione che chiedeva il licenziamento di Elon Musk. Lo riporta il New York Times. Il gruppo Common Cause, assieme a un'altra organizzazione, aveva acquistato la pubblicità che sarebbe dovuta andare in alcune edizioni del quotidiano della capitale. In particolare, due pagine avrebbero avvolto le edizioni che sarebbero state consegnate alla Casa Bianca, al Pentagono e al Congresso. Rappresentanti del giornale avevano consentito la pubblicazione di un paginone interno ai giornali ma è stato lo stesso committente a cancellare l'accordo. Entrambe le pubblicità sarebbero costate 115 mila dollari. "Noi - ha spiegato Virginia Kase Solomon, presidente e ceo di Common Cause - abbiamo chiesto perché non avrebbero fatto avvolgere il giornale, visto che avevamo seguito fedelmente le linee guida per gli inserzionisti, ma non sono stati in grado di fornirci una spiegazione". Anche se non è chiaro chi ha preso la decisione e perché, la posizione del Washington Post aumenta le preoccupazioni sull'indipendenza del quotidiano di proprietà del fondatore di Amazon Jeff Bezos. Da tempo l'editore si è schierato apertamente a favore di Donald Trump, al punto dal bloccare l'endorsement alla candidata Democratica Kamala Harris alla vigilia del voto, nel novembre dell'anno scorso. Quella decisione aveva provocato le proteste di migliaia di lettori, che avevano cancellato gli abbonamenti, e anche di buona parte della redazione. Dopo le elezioni Bezos ha sancito la sua alleanza con Trump andandolo a trovare a Mar-a-Lago, facendo donazioni per finanziare le celebrazioni ufficiali per il ritorno del tycoon alla Casa Bianca e presenziando, come ospite d'onore, all'Inauguration Day, quando Trump aveva giurato al Congresso da quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti. A gennaio più di quattrocento dipendenti hanno firmato una lettera inviata a Bezos, chiedendo un incontro per discutere della linea editoriale. Il caso della pubblicità negata aprirà un nuovo fronte tra editore e giornalisti. Le pagine prevedevano il volto di un Musk che rideva sopra l'immagine della Casa Bianca, e la scritta: "Chi guida il Paese: Donald Trump o Elon Musk?". La pubblicità chiedeva ai lettori di contattare i senatori dei loro collegi e dire loro che era arrivato il momento per chiedere a Trump di licenziare Musk. Common Cause, assieme alla noprofit Southern Poverty Law Center Action Fund, ha avviato a febbraio una campagna per rimuovere il miliardario sudafricano dalla sua posizione a capo del nuovo dipartimento dell'efficienza governativa. E' un'agenzia controversa che sta guidando tagli drammatici al personale federale, oltre ad avere avuto accesso ai dati privati di milioni di americani.

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Giò Barbera Giornalista iscritto all’elenco dei “Professionisti” dal 2003. Iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Liguria dal 1991 come pubblicista fino al 2003 quando ha superato l’esame a Roma per passare ai professionisti. Il suo primo pezzo, da album dei ricordi, l’aveva scritto sul ‘Corriere Mercantile’ (con l’edizione La Gazzetta del Lunedì) nel novembre del 1988. Fondato nel 1824, fu una delle più longeve testate italiane essendo rimasto in attività fino al luglio del 2015. Ha collaborato per 16 anni con l’agenzia Ansa, ma anche con Agi, Adnkronos, è stato corrispondente della Voce della Russia di Radio Mosca, quindi ha lavorato con La Repubblica, La Padania, Il Giornale, Il Secolo XIX, La Prealpina, La Stampa e per diverse emittenti radiofoniche come Radio Riviera 3, Radio Liguria International, Radio Babboleo, Lattemiele, Onda Ligure. E' direttore del portale areamediapress.com e di Radiocom.tv