Tunisia: Italia primo fornitore europeo, interscambio a 4,4 miliardi di euro a fine agosto
L’Italia si conferma nei primi otto mesi del 2026 il principale fornitore europeo della Tunisia, superando nuovamente la Francia per valore delle importazioni tunisine e consolidandosi come secondo partner commerciale complessivo del Paese nordafricano. È quanto emerge dagli ultimi dati sull’interscambio pubblicati dall’Istituto nazionale di statistica (Ins) tunisino e dalla bilancia commerciale per Paese, secondo cui tra gennaio e agosto gli scambi commerciali tra Italia e Tunisia hanno raggiunto circa 14,958 miliardi di dinari (4,42 miliardi di euro). Le esportazioni tunisine verso l’Italia sono ammontate a 7,535 miliardi di dinari (2,23 miliardi di euro), in aumento del 5,2 per cento rispetto ai 7,162 miliardi di dinari (2,12 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. Le importazioni dalla Penisola hanno invece raggiunto 7,423 miliardi di dinari (2,19 miliardi di euro), segnando un incremento del 16,7 per cento rispetto ai 6,363 miliardi di dinari (1,88 miliardi di euro) dei primi otto mesi dello scorso anno. La crescita delle importazioni dall’Italia consente a Roma di mantenere il primo posto tra i fornitori europei della Tunisia. La Francia ha registrato esportazioni verso il mercato tunisino per 7,136 miliardi di dinari (2,11 miliardi di euro), mentre la Germania si è fermata a 4,947 miliardi di dinari (1,46 miliardi di euro). Sul fronte opposto, la Francia resta il principale mercato europeo per le esportazioni tunisine, con 10,036 miliardi di dinari (2,97 miliardi di euro), seguita dall’Italia e dalla Germania, rispettivamente a 7,535 miliardi di dinari (2,23 miliardi di euro) e 6,158 miliardi di dinari (1,82 miliardi di euro). Considerando l’interscambio complessivo, Francia, Italia e Germania restano quindi i tre principali partner commerciali europei della Tunisia, con scambi rispettivamente pari a circa 17,17 miliardi di dinari (5,07 miliardi di euro), 14,96 miliardi di dinari (4,42 miliardi di euro) e 11,10 miliardi di dinari (3,28 miliardi di euro). Il dato italiano si inserisce in un quadro di generale espansione del commercio estero tunisino. Nei primi otto mesi del 2026 le esportazioni complessive hanno raggiunto 44,672 miliardi di dinari (13,20 miliardi di euro), contro i 41,372 miliardi di dinari (12,23 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025, con una crescita dell’otto per cento. Le importazioni sono invece salite a 62,525 miliardi di dinari (18,48 miliardi di euro), dai 56,011 miliardi di dinari (16,56 miliardi di euro) di un anno prima, segnando un incremento dell’11,6 per cento. La maggiore crescita degli acquisti dall’estero rispetto alle vendite ha determinato un ulteriore ampliamento del disavanzo commerciale, passato da 14,639 miliardi di dinari (4,33 miliardi di euro) a 17,854 miliardi di dinari (5,28 miliardi di euro). Il tasso di copertura è sceso dal 73,9 al 71,4 per cento. Dal punto di vista settoriale, le esportazioni tunisine continuano a beneficiare soprattutto della performance dell’industria meccanica ed elettrica, cresciuta dell’8,5 per cento, e dell’industria agroalimentare, aumentata del 20,8 per cento. A trainare quest’ultimo comparto è stato soprattutto l’olio d’oliva, le cui esportazioni sono salite a 3,770 miliardi di dinari (1,11 miliardi di euro), contro i 2,702 miliardi di dinari (799 milioni di euro) dello stesso periodo del 2025. Particolarmente marcato anche l’incremento del settore energetico, le cui esportazioni sono aumentate del 44,3 per cento, grazie soprattutto alla crescita delle vendite di prodotti raffinati, passate da 504,2 milioni di dinari (149 milioni di euro) a 1,115 miliardi di dinari (330 milioni di euro). In calo, invece, le esportazioni del comparto minerario, fosfati e derivati (-12 per cento) e del tessile, abbigliamento e cuoio (-4,8 per cento). Sul fronte delle importazioni, tutti i principali gruppi di prodotti hanno registrato un incremento. Gli acquisti di prodotti energetici sono aumentati del 28,5 per cento, quelli alimentari del 17,1 per cento, mentre le importazioni di beni di investimento sono cresciute del 6,2 per cento. In aumento anche i beni di consumo (+8,2 per cento) e le materie prime e i semilavorati (+7,9 per cento), a conferma di una domanda estera sostenuta sia dalle esigenze produttive dell’industria sia dal fabbisogno energetico e alimentare. L’Unione europea (Ue) si conferma il principale partner commerciale della Tunisia, assorbendo il 70,2 per cento delle esportazioni. Nei primi otto mesi dell’anno le vendite tunisine verso l’Ue hanno raggiunto 31,346 miliardi di dinari (9,26 miliardi di euro), contro i 29,166 miliardi di dinari (8,62 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. Tra i principali mercati europei, le esportazioni sono aumentate verso la Francia (+3,4 per cento), l’Italia (+5,2 per cento) e la Germania (+2,1 per cento), mentre hanno registrato una flessione verso la Grecia (-19,9 per cento) e Malta (-10,8 per cento). Al di fuori dell’Ue, le vendite tunisine hanno segnato una forte crescita verso l’Egitto (+76,6 per cento) e l’Arabia Saudita (+50,4 per cento), mentre sono diminuite quelle dirette in Marocco (-25,1 per cento), Algeria (-13,1 per cento) e Libia (-1,1 per cento). Per quanto riguarda le importazioni, quelle provenienti dall’Ue rappresentano il 45,1 per cento del totale e hanno raggiunto 28,175 miliardi di dinari (8,33 miliardi di euro), rispetto ai 24,410 miliardi di dinari (7,21 miliardi di euro) dei primi otto mesi del 2025. Gli acquisti dalla Francia sono aumentati del 17 per cento, mentre quelli dall’Italia sono cresciuti del 16,7 per cento, consentendo alla Penisola di mantenere il primato tra i fornitori europei. In calo invece le importazioni dalla Bulgaria (-8,6 per cento) e dal Portogallo (-12 per cento). Al di fuori dell’Ue, la Tunisia ha incrementato gli acquisti dalla Turchia (+8,1 per cento), dall’India (+4,2 per cento) e dalla Cina (+6,1 per cento), mentre sono diminuiti quelli dalla Russia (-51 per cento) e dal Regno Unito (-22 per cento). L’analisi dei dati per Paese conferma inoltre la forte differenziazione tra i partner commerciali della Tunisia. La Cina rappresenta il principale fattore di squilibrio della bilancia commerciale, con un deficit di circa 7,78 miliardi di dinari (2,30 miliardi di euro) nei primi otto mesi dell’anno. Anche i rapporti con l’Algeria e la Turchia presentano saldi fortemente negativi, rispettivamente per circa 3,32 miliardi di dinari (981 milioni di euro) e 2,37 miliardi di dinari (700 milioni di euro). Al contrario, la Tunisia mantiene un saldo positivo negli scambi con i principali partner europei: il surplus ammonta a circa 2,90 miliardi di dinari (857 milioni di euro) con la Francia, 1,21 miliardi di dinari (358 milioni di euro) con la Germania e 113 milioni di dinari (33,4 milioni di euro) con l’Italia. Nel complesso, i tre Paesi generano quindi un avanzo di circa 4,22 miliardi di dinari (1,25 miliardi di euro). La struttura della bilancia commerciale evidenzia infine come il principale squilibrio continui a concentrarsi nel comparto energetico. Il deficit energetico nei primi otto mesi del 2026 ha raggiunto 8,930 miliardi di dinari (2,64 miliardi di euro), contro i 7,148 miliardi di dinari (2,11 miliardi di euro) dello stesso periodo del 2025. Seguono il disavanzo relativo a materie prime e semilavorati, pari a 4,544 miliardi di dinari (1,34 miliardi di euro), quello dei beni di investimento, pari a 3,126 miliardi di dinari (924 milioni di euro), e quello dei beni di consumo, pari a 2,237 miliardi di dinari (661 milioni di euro). Il comparto alimentare resta invece in surplus, con un avanzo di 983,1 milioni di dinari (291 milioni di euro). Escludendo il settore energetico, il deficit commerciale tunisino si riduce a 8,924 miliardi di dinari (2,64 miliardi di euro), un livello comunque superiore a quello registrato nello stesso periodo del 2025. Il dato conferma quindi il peso crescente della componente energetica sull’equilibrio dei conti con l’estero e, al tempo stesso, il ruolo dell’industria manifatturiera e delle filiere integrate con i partner europei nel sostenere le esportazioni tunisine.
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